La disgrazia di vivere in un paesino dimenticato da Iddio può essere, talvolta, un bar. Non avendo la fortuna di vivere a Bulagna city – con il suo orgasmo di studentesse tedesche disinibite, musei e librerie ogni 3X2, negozi di dolciumi, sushi-bar e ubriacature impossibili a prova di alcol-test – ho sempre cercato di scorgere l'altro lato della medaglia, e cioè che nel mio paesino “a 6 chilometri di curve dalla vita” (cit.) (in realtà sono molti di più) regna il silenzio. E io lo venero così tanto, il silenzio, che in presenza di chiese et similia smetto i panni dell'ateo oltranzista per rifugiarmici, lasciandomi cullare dall'assoluta e meravigliosa assenza di cacofonie.
Ma poi è giunta Lei, la baristamucca. Una ragazza di un paio di anni più grande di me che ricordo distintamente truccarsi con uno specchietto probabilmente sgraffignato alla madre alla tenera età di 8 anni, bruttina, volgarotta, madre credosingleperchésièfattamezzomondoocosìmiparedivarcapitodallegallinedelcircondario ma con due meloni grossi così. E non si sforza certo di nasconderli, diciamo.
Ora, a poco più di un anno dall'apertura del suddetto nel centro (se così si può dire) del paesino, è possibile giungere alla formalizzazione nero su bianco di una verità comunque prevedibile: il successo di un bar è direttamente proporzionale al volume delle bocce della barista e, conseguentemente, inversamente proporzionale alle capacità cerebrali degli astanti.
E' che, ebbene sì, lo ammetto: io non sopporto i bar. Ma proprio per niente. L'unico motivo logico per entrare in un bar è per un caffè, ma a me il caffè non piace, che volete farci? Quindi perché dovrei entrare /stare fuori dai tavolini all'aperto in vista strada provinciale? Per le troiette che lo popolano, per le galline di mezza età che starnazzano sulle corna di Tizio e Caio e sui tentati suicidi di Sempronio mentre i/le nipoti scorrazzano gridando (in questo preciso istante, da circa due ore) ogni tre secondi in maniera demoniaca disturbando me che tento di leggere l'ennesimo j'accuse di Le Monde Diplomatique sui mali del capitalismo, per i brufolosi quindicenni che giocano a chi fa più casino con quei loro cessi di scooter che il mio Liberty argento provvisto di bauletto in tinta era pura classe, per i ciccioni allupati che non staccano gli occhi dagli attributi – sempre Lei – della barista?
Potrei chiedere, in effetti, soccorso ai Carabinieri. Ah, già, dimenticavo che i Nostri sono degli aficionados della baristamucca e che, nonostante la decina di posti liberi a circa cinque metri dall'ingresso, parcheggino la loro bella volante sul passo carraio per impiegare quel secondo in meno che, davvero, la vista di quei meloni non meritano assolutamente di perdere.
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